5. ago, 2021

Letture per celebrare Dante attraverso Panzini alla Casa Rossa

Alla Casa Rossa di Alfredo Panzini martedì 10 agosto, l'Accademia Panzini organizza una serata di letture dantesche e dell'opera panziniana "Dante nel suo VI centenario" conintermezzi musicali.

Nel sesto centenario della morte di Dante, precisamente il 14 settembre 1921, Alfredo Panzini ha voluto ricordare il Sommo Poeta tramite una sua riflessione letteraria. In primo luogo Panzini associa il nome di Roma al nome di Dante. Come Roma antica diede agli uomini le leggi del vivere civile (leggi più o meno buone tra quelle finora scritte) e fu la città degli apostoli Pietro e Paolo, entrambi fondatori della religione di Cristo, così Dante, uomo e poeta, è stato l’unico mortale ad aver compiuto un viaggio nel regno dell’oltretomba. È stato un viaggio fantastico, unico, irripetibile, ricco di significato sul piano politico, religioso ed umano, tradotto in tante lingue nonché incomparabile per bellezza ed originalità. A parere di Panzini, per quanto riguarda le traduzioni in cui si legge l’opera principale di Dante, nelle stesse la Commedia dantesca, chiamata più tardi Divina Commedia, perde la musicalità delle parole, musicalità che solo l’italiano riesce a conservare. Certamente la giovinezza trascorsa a Firenze deve aver influenzato in modo profondo la sua opera, ma nel contempo è evidente che il temperamento del poeta diviene più incline a ira e collera in seguito alle sofferenze provate nel periodo dell’esilio. In generale durante il suo viaggio ultraterreno Dante mostra una personalità complessa, perché è capace di pregare e commuoversi dinanzi ad esempi di virtù, ma incapace di non infuriarsi dinanzi a traditori o ladri. Della vita del poeta sappiamo molto poco; le più importanti notizie biografiche inerenti a Dante si trovano nella sua Commedia. Senza dubbio sappiamo che egli fu uomo di carattere austero e di grande onore. Preferì vivere in esilio, nonostante il suo grande amore per Firenze da cui era stato cacciato, piuttosto che venire a patti con la sentenza pronunciata dai suoi nemici e dichiararsi colpevole. Morì a Ravenna a soli cinquantasei anni, il 14 settembre 1321. Quando i fiorentini lo reclamarono da morto e fu aperta la sua tomba, Dante non c’era più. Pare che i frati avessero trafugato il cadavere per nasconderlo altrove. Oggi a Ravenna in quello stesso luogo si trova una piccola cappella dedicata al poeta. Sappiamo che Dante è nato a Firenze, ma della sua casata e dei suoi antenati sappiamo poco. Anche dei genitori di Dante non abbiamo molte notizie: il poeta menziona brevemente la madre tramite Virgilio, che così si esprime: “Benedetta colei che in te si incise”. Un secolo prima che Dante nascesse, un suo antenato era morto combattendo valorosamente alle crociate e l’imperatore lo aveva nominato cavaliere. Dante era orgoglioso di questo antenato, anche se pensava che l’aristocrazia affondasse le sue radici non nel lusso o nello sperpero di ricchezza e vanità, ma in un’austera e dura semplicità. Similmente Panzini, durante la stesura di questa sua breve fatica letteraria, confessa il proprio orgoglio di essere italiano, perché l’Italia è patria non soltanto di Dante, ma anche di altri uomini ugualmente unici per le loro grandi capacità, che si sono mostrate in svariati campi.
Ai tempi di Dante la cultura era appannaggio soltanto della Chiesa e la lingua parlata era chiamata volgare. Ma egli seppe far uscire da questa lingua la più armoniosa lingua che sia mai stata scritta, consacrando così la lingua italiana. Egli fa parlare in questa lingua i personaggi che incontra durante il suo viaggio. La Divina Commedia, forse composta durante il soggiorno ravennate di Dante, è interpretata da Panzini sia come un’opera di contenuto religioso, sia come una fatica letteraria di suprema bellezza ed importanza, perché riflette la teologia medievale. In base a quest’ultima, Dio è al centro della vita dell’uomo e l’individuo, aiutato dalla grazia divina, deve comportarsi rettamente per giungere a contemplare la luce divina dopo la morte. Quindi il significato del poema dantesco è teologico. Alfredo Panzini ricorda anche che Dante è studiato nelle scuole italiane e si chiede che cosa penserebbe l’Alighieri a vedere folle di allievi che si sforzano di ripetere e spiegare i suoi versi. Non si sa quale potesse essere il peccato di Dante; si pensa che Dante fosse schiavo di tutti i peccati, perché la “selva oscura” è allegoria del peccato compiuto dall’uomo. Dante ha bisogno di due guide che lo aiutino nel suo viaggio: Virgilio, considerato dalla cultura medievale come un sapiente ed un mago, quindi immagine della ragione umana, e Beatrice, che rappresenta la teologia, cioè la ragione illuminata dalla fede. Infine Alfredo Panzini conclude la sua opera con una rassegna di aneddoti che mettono in luce l’ironia e la saggezza del poeta e con un elenco esplicativo delle altre sue opere, senza dimenticare alcuni rilevanti dettagli sull’Alighieri: “Irremovibile nella fede, patì miseria, esilio, persecuzioni, né mai tradì la riverenza alla Patria, la dignità dell’anima, la credenza nei suoi principi”. (Gabriele Dini)

Ingresso libero
Info e prenotazioni: 366.1244288