8. ott, 2021

Ufficializzati i vincitori della XV esizione del Premio Moretti di Cesenatico

La Giuria del Premio Moretti, composta da Gian Luigi Beccaria, Vittorio Coletti, Franco Contorbia, Renzo Cremante e Giulio Ferroni ha designato i vincitori della XV edizione del Premio Moretti, concorso unico in Italia riservato alla filologia e alla critica letteraria. Anche quest’anno la Giuria ha dovuto esaminare un consistente numero di opere (oltre un centinaio), che disegnano un panorama ricco e articolato, anche dal punto di vista geografico dei giovani italianisti e cronologico per quanto riguarda i loro studi.
I vincitori della XV edizione sono: MARIA VILLANO (filologia) con l’edizione delle lettere di Gianfranco Contini alla casa editrice Einaudi, LUCILLA LIJOI (critica) con un volume dedicato ad Alberto Savinio e FAUSTO CURI (premio alla carriera).
Il Premio è organizzato dal Comune di Cesenatico, con il fondamentale sostegno di OROGEL, e si avvale dei media partners PUBBLISOLE e TELEROMAGNA, con il contributo della FONDAZIONE Cassa di Risparmio di Cesena.

La cerimonia di premiazione si svolgerà sabato 30 ottobre dalle ore 17.30 nel Teatro Comunale di Cesenatico, con la conduzione di Neri Marcorè.
Info: www.casamoretti.it; mailto: casamoretti@cesenatico.it 

Per la sezione, riservata alla filologia, la Giuria ha premiato MARIA VILLANO col volume:
Lettere per una nuova cultura. Gianfranco Contini e la casa editrice Einaudi (1937-1989), a cura di MARIA VILLANO, Firenze, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, 2019 con la seguente motivazione:
«Le oltre settecento pagine del volume Lettere per una nuova cultura. Gianfranco Contini e la casa editrice Einaudi (1937-1989), curato da Maria Villano (Firenze, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, 2019), si inscrivono con speciale rilievo nel quadro di quella autentica Contini-Renaissance che ha preso forma subito dopo la morte del grande critico e filologo e ha trovato uno dei suoi momenti più alti, senza esaurirsi in quel punto, in coincidenza con l’anno 2012, centenario della nascita di Contini e del perfettamente coetaneo Giulio Einaudi.
Una funzione capitale in tal senso ha assolto l’Inventario dell’archivio di Gianfranco Contini, pubblicato proprio nel 2012 da Claudia Borgia, e uno spazio altrettanto importante hanno occupato nel corso del tempo le edizioni di porzioni significative dei carteggi continiani (si pensi al dialogo epistolare con Montale, testimoniato nel 1997 da Eusebio e Trabucco, edito da Dante Isella per Adelphi). Nel lontano 1990 Paolo Di Stefano aveva offerto una prima anticipazione del carteggio di Contini con la casa editrice torinese, e particolarmente con Giulio Einaudi, operando una selezione di lettere degli anni 1945-1954. Maria Villano ha ora esteso la ricognizione alla totalità di quei documenti, oggi detenuti dall’Archivio di Stato di Torino e dalla Fondazione Ezio Franceschini di Firenze.
Distribuiti in un arco temporale semisecolare, i quasi settecento specimina sono stati trascritti e accuratamente annotati da Maria Villano, che vi ha premesso una articolatissima Introduzione, intesa a restituire la varietà e la peculiarità delle stagioni che tra il 1937 e il 1989 si sono succedute, dal primo accessus di Contini curatore delle Rime di Dante per la «Nuova raccolta di classici italiani annotati» diretta da Santorre Debenedetti (il memorabile commento di Contini vede la luce nel dicembre 1939 a poche settimane di distanza dall’uscita delle Occasioni) alla più tarda assunzione della responsabilità della medesima collana, la cui storia non sarà né semplice né lineare, fino al progetto, condiviso con Rosanna Bettarini, dell’edizione critica dell’Opera in versi di Montale (1980) e alle frante, non facili relazioni degli anni estremi.
Che il complesso delle carte prodotte configuri davvero le linee di una «nuova cultura», è materia degna di una riflessione storica suppletiva forse ancora prematura: di certo spiccano tra le altre le non poche lettere che testimoniano la ricchezza e la profondità dei rapporti intrattenuti da Contini (e ricambiati con devozione da quei due interlocutori di elezione) con Giulio Bollati e con Daniele Ponchiroli: due figure a diverso titolo inseparabili dalla storia della casa editrice nel secondo dopoguerra.».

Per la seconda sezione per gli studi di storia e critica letteraria, la Giuria ha deliberato di assegnare il premio al volume di LUCILLA LIJOI:
LUCILLA LIJOI, Il sognatore sveglio. Alberto Savinio 1933-1943, Milano, Mimesis, 2021 con la seguente motivazione:
«In Il sognatore sveglio. Alberto Savinio 1933-1943 (Milano-Udine, Mimesis, 2021) Lucilla Lijoi aspira a chiarire la varia fisionomia dell’esercizio letterario di Savinio cronologicamente riconducibile al cruciale decennio 1933-1943 (la fase sicuramente meno investigata delle sue fitte collaborazioni giornalistiche), a partire dalle ricognizioni bibliografiche di Rosanna Buttier e soprattutto dalle ricerche di Paola Italia e dalla tesi di dottorato, purtroppo inedita, dal titolo Alberto Savinio: bibliografia testuale (1913-1952), che proprio con Paola Italia Monica Davini ha discusso all’Università per stranieri di Siena nell’anno accademico 2010-2011.
L’instancabile quête compiuta da Lucilla Lijoi tra la Sala periodici della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (e di innumerevoli altre biblioteche italiane grandi e piccole) e il Fondo Alberto Savinio di quella autentica isola del tesoro che si è prevedibilmente rivelato l’Archivio contemporaneo Alessandro Bonsanti del fiorentino Gabinetto Vieusseux le ha consentito di mettere a fuoco in modo originale e per molti versi inedito la trama delle relazioni intrattenute da Savinio con le istituzioni, la stampa, la cultura del fascismo, anteponendo alle logomachie astratte la puntuale escussione dei testi, dei quali ha saputo restituire l’ancipite fenomenologia grazie a un controllo fermo e capillare delle date e delle circostanze di fatto.
Il sognatore sveglio prende in esame non solo la pulviscolare galassia degli scritti di Savinio compresi tra il 1933 e il 1943 e in larga misura destinati alla stampa quotidiana e periodica («La Nazione», «La Stampa», «Colonna», «Broletto», «Omnibus», «Il Mediterraneo», «Oggi», «Prospettive», «Tempo», «Il Piccolo», «Il Popolo di Roma»…), ma riserva una speciale attenzione alle conferenze Tramonto dell’Occidente. Per una nuova civiltà italiana (1933) e Arte Moderna (1937), e alle tecniche di decostruzione e di montaggio cui Savinio le sottopone prima e dopo la lettura pubblica.
Ne vengono così illuminati gli snodi fondamentali di un esercizio di scrittura sostenuto dalla mercuriale mobilità di una intelligenza giustamente leggendaria e, insieme, un decisivo, non ideologico disoccultamento delle radici, palesemente anteriori alla caduta del fascismo, del processo di revisione che accrediterà in tempi strettissimi, dopo il 25 luglio 1943, l’immagine di un Savinio naturaliter afascista, se non antifascista tout court, incomprensibile se la si legga come il prodotto di una scelta di campo pragmatica o strumentalmente, opportunisticamente ‘utilitaria’.».

Infine la Giuria all’unanimità ha deciso di assegnare il Premio alla Carriera a:
FAUSTO CURI con la seguente motivazione:
«Nato a Nogara (Verona) nel 1930, è professore emerito dell’Università di Bologna, dove ha insegnato Letteratura italiana contemporanea. Scolaro di Luciano Anceschi, ha esercitato il suo lungo e autorevole magistero non soltanto dalla cattedra, ma anche attraverso una strenua militanza che lo ha visto, fra l’altro, fra i promotori del Gruppo 63 e fra i protagonisti della cosiddetta Neoavanguardia. Autore di decine di volumi di critica e teoria letteraria, collaboratore di riviste che hanno segnato la storia letteraria dell’ultimo mezzo secolo (da «Il Verri» a «Lingua e Stile»), i suoi studi, prevalentemente orientati sulle vicende della poesia, abbracciano, con ampiezza di respiro storico, l’intero arco della modernità letteraria, dalle avanguardie storiche alla contemporaneità. Assegnando alle avanguardie il compito di «ordinata progettazione del disordine a livello ideologico-linguistico», lo studioso ne ha indagato con costanza e coerenza modi e temi, ragioni e radici, in una prospettiva teorica programmaticamente interdisciplinare, aperta ai contributi, di volta in volta, della linguistica e della retorica, della fenomenologia e della psicanalisi, della sociologia e dell’antropologia. Alla giuria che gli assegna questo premio piace infine ricordare il lungo legame di Fausto Curi con Cesenatico e con Casa Moretti fin dalla sua origine».